Mercoledì 24 giugno 2026
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VITTORIO EMANUELE: L'EMBLEMA DEI FASCISTI!

Cronista · · 19 interventi
COSTUI DOVEVA ESSERE IL RE D'ITALIA, SECONDO LE ASPETTATIVE DEI MONARCHICI E DEI FASCISTI!

Tutto il peggiore armamentario di controinformazione fascista si è mobilitato per far apparire Vittorio Emanuele la solita vittima dei cattivi giudici "comunisti"! Nella fattispecie si trattava del pm Woodcock, verso il quale lo squallido Fini ha espresso parole di fuoco in difesa del suo pupillo: V.Emanuele! Ancora una volta i giudici si sono ritrovati ad agire in condizioni di pesante condizionamento psicologico ed i delegittimazione, a causa del proditorio attacco mediatico, di chiaro stampo squadrista, portato avanti dalle reti Mediaset e dalle quelle pubbliche controllate dai pasdaran di Berlusconi i quali, assurdo degli assurdi, sono ancora lì, al loro posto, a confezionare controinformazione a tutto vantaggio dei fascisti della libertà!

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da Repubblica online:

Vittorio Emanuele

Intercettato in carcere mentre parla del processo per la morte
di Dirk Hamer, ucciso nel 1978 da una sua fucilata in Corsica.
"Cimici" in cella: "Ho fregato i giudici francesi"

Per queste parole il gip ha confermato il divieto d'espatrio
Ma ci sono anche insulti ai magistrati della procura potentina.

POTENZA - "Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati". Così, nella sua cella al carcere di Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia si riferiva ai giudici francesi che lo hanno assolto per la vicenda di Dirk Hamer, ferito a morte da una fucilata del principe il 18 agosto 1978 sull'isola di Cavallo, in Corsica.

L'ammissione, registrata attraverso una microspia, è citata dal gip potentino Rocco Pavese per motivare la conferma del divieto di espatrio.

"..Avevo torto, ma ero sicuro di vincere"

La conversazione (probabilmente con il gestore messinese di videogiochi Rocco Migliardi) è stata intercettata il 21 giugno da una cimice fatta mettere in cella dal pm Woodcock. L' indagato, scrive il gip, ammette di avere torto e di essere tuttavia uscito vittorioso.

"Il processo.. - dice il principe al telefono - anche se io avevo torto... devo dire che li ho fregati... eccezionale, venti testimoni e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga".

"..I giudici sono degli stronzi"

Il gip Pavese, nell'ordinanza del 4 settembre, cita anche una dichiarazione offensiva di Vittorio Emanuele verso i magistrati italiani, che lo hanno indagato per associazione a delinquere. "Sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi - dice al telefono a un conoscente il 28 luglio, dopo la liberazione - Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna".

Cinismo e disprezzo

Queste affermazioni, secondo il gip, mostrano "cinismo e disprezzo per la legittima attività investigativa e giurisdizionale, a ulteriore dimostrazione del persistere dell'esigenza cautelare". Il gip conferma quindi le motivazioni che il 27 luglio scorso avevano portato il tribunale del Riesame potentino a respingere la prima istanza di revoca: il pericolo di fuga, favorito dalla disponibilità di abitazioni all'estero, ingenti risorse economiche e una fitta rete di rapporti internazionali.

Nessun indulto

Secondo Pavese, queste motivazioni sono rafforzate dalle nuove intercettazioni e dal fatto che il principe, nell'interrogatorio davanti al pm (chiesto dalla difesa), "si è avvalso quasi integralmente della facoltà di non rispondere". Vittorio Emanuele non può neppure chiedere la revoca della misura cautelare in previsione dell'indulto per un'eventuale condanna, "poiché la pena applicabile all'indagato è molto elevata".

L'erede dei Savoia è indagato da tre procure: quella di Potenza per associazione a delinquere, quella di Roma per la presunta corruzione ai monopoli di Stato e quella di Como, per la presunta corruzione del sindaco di Campione d'Italia.

(9 settembre 2006)

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Vittorio Emanuele, campione dei nostalgici monarco-fascisti alla Fini e camerati vari, incarna a buon diritto l'etica e la morale dei fascisti, improntata al cinismo più estremo, secondo il quale nella vita conta solo chi arriva al successo, anche ricorrendo a qualsiasi mezzo: non esclusa la corruzione, l'inganno ideologico, la sopraffazione violenta, la completa noncuranza delle norme di legge, nell'allucinante convinzione di essere al di sopra della legge stessa, per "meriti" di casta.

cronista
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