WIND, FAI SCHIFO!
Ho letto in molti interventi un autentico furore popolare contro l'annunciato braccio di ferro - purtroppo subito abbandonato - di Wind vs Bersani.
Non intendo assumere il ruolo di avvocato del diavolo. Non mi piace neanche fare incetta di improperi, che probabilmente mi saranno generosamente donati per quel che mi accingo a scrivere.
Vorrei però sviluppare qualche riflessione e tentare di risvegliare lo spirito critico che mi sembra alquanto in letargo.
In queste riflessioni prescinderò dalla valutazione contingente dei vantaggi che possono discendere da un provvedimento legislativo e mi limiterò a considerazioni oggettive, giuridiche e procedurali. Perché niente mi può dare più vantaggi di quanti ne derivino dallo Stato di Diritto.
Sono passati soli pochi mesi da quando un investitore - Sawiris - ha acquistato dall'ENEL la quota di Wind. ENEL è società controllata dal Tesoro, cioè dallo Stato. La valutazione del prezzo di Wind ovviamente teneva conto dei ricavi nelle loro differenti voci e articolazioni, del quadro normativo in cui l'operatore agiva, della previsione economico-finanziaria di pareggio. Sulla base di tutte queste complesse valutazioni Sawiris paga un determinato prezzo.
Finalmente Wind vede per la prima volta il pareggio ma ecco che interviene il Governo che abolisce il costo di ricarica. Dalla lettura dei documenti elaborati dall'Autorità Garante si deduce che il costo di ricarica garantisce agli operatori di telefonia mobile lauti profitti; profitti che superano il 50% per TIM e Vodafone e vanno dal 25% a pochi punti percentuali per gli altri operatori.
Facile comprendere che abolire il costo di ricarica favorisce i grossi operatori che, avendo raggiunto una buona massa critica di utenti, diluiscono su tanti i costi del servizio conseguendo importanti guadagni mentre i piccoli sono ancora in sofferenza. Infatti, togliendo a Wind i profitti derivanti dai costi di ricarica ecco che l'agognato pareggio si trasforma in risultato negativo.
Prima considerazione: può Wind ricorrere all'autorità giudiziaria per ottenere una revisione del prezzo di acquisto e quindi ottenere dall'azionista che controlla ENEL la restituzione di parte del prezzo versato per acquisire Wind? Sì, può e avrebbe anche buone possibilità di successo.
Seconda considerazione: perché il ministro Bersani - ovvero il Governo - ha scavalcato le competenze che le leggi italiane e comunitarie assegnano all'Autorità Garante? In questo comportamento c'è una violazione del diritto e un abuso di potere? Sì, il diritto è stato violato; il Governo ha abusato del potere che gli è per Costituzione assegnato.
Terza considerazione: in base a quali esigenze di urgenza e necessità il Governo ha proceduto con lo strumento del decreto legge? Non esistono ragioni di urgenza e necessità. L'operato del Governo è fuori dall'ambito costituzionale e pertanto è illegale. Il Governo ha ancora una volta abusato del potere legislativo. In questo decreto - che pure contiene elementi positivi e anche urgenti - sono state inserite norme che urgenti non erano e tra l'altro di competenza di altra Autorità. Calcolo politico? Ricerca di facili consensi? Demagogia? Autoritarismo? Tutti dubbi leciti.
Quarta considerazione: gli Operatori di telefonia mobile hanno "adeguato" l'offerta commerciale alle nuove disposizioni. Perché ci si lamenta degli aumenti tariffari? E' il decreto che prevede l'adeguamento; il decreto Bersani non prevede che i piani tariffari rimangano validi cancellando il costo di ricarica. Il decreto Bersani prevede che l'offerta sia adeguata alla nuova normativa dichiarando nulla ogni clausola difforme. Il costo di ricarica era parte integrante e sostanziale del prezzo pattuito per contratto validamente concluso; l'abolizione di questa componente del contratto rende nullo il contratto stesso con conseguente necessità di stipulazione di nuovo contratto con nuova e adeguata modulazione delle tariffe e dei costi per i servizi previsti.
Fin qui le considerazioni che mi paiono oggettive e difficilmente contestabili. Ed ecco le mie opinabili conclusioni.
Bersani ha sbagliato perché ha utilizzato lo strumento del decreto legge su materia che riguarda la regolazione del mercato e dell'offerta commerciale. Cosa succederebbe se il decreto non fosse convertito in legge?
Ovviamente questo non succederà per ovvie ragioni di opportunità politica che nulla hanno a che vedere con la valutazione di merito del decreto. Ergo, anche l'autonomia del Parlamento è stata ancora una volta calpestata. Si verifica l'assurdità che se casualmente la maggioranza che sostiene il governo dovesse trovarsi in aula in minoranza con buona probabilità il centro-destra farebbe passare il decreto per non assumersi il peso di riconfermare un odiato balzello per pochi giorni abolito. E' corretto definire ciò calcolo demagogico?
In che modo l'abolizione del costo di ricarica favorisce la trasparenza e la concorrenza?
Supponiamo che tutti gli operatori si adeguino gioiosamente a questa norma riconfermando i piani tariffari precedentemente in vigore. Non cambierebbe nulla sul piano della concorrenza e della trasparenza dato il sostanziale allineamento nell'utilizzo del balzello. Dunque il provvedimento in se non produce alcuna trasparenza e concorrenza. Anzi. Considerata la posizione dominante di due operatori, TIM e Vodafone, c'è il rischio concreto che questi due big possano irrobustire la loro presenza sul mercato a spese degli altri operatori. Conseguenza: minore concorrenza.
Comprendo, sul piano imprenditoriale e commerciale, le ragioni che hanno indotto Wind a mollare subito il corpo a corpo con il Governo ma non nascondo che come cittadino mi sarebbe piaciuto assistere a una battaglia condotta sino alle conseguenze estreme.
Il mercato non cresce con provvedimenti legislativi di questo genere e la cafonaggine istituzionale mi sembra in buona salute. Calderoli ha tanti competitor.
Non intendo assumere il ruolo di avvocato del diavolo. Non mi piace neanche fare incetta di improperi, che probabilmente mi saranno generosamente donati per quel che mi accingo a scrivere.
Vorrei però sviluppare qualche riflessione e tentare di risvegliare lo spirito critico che mi sembra alquanto in letargo.
In queste riflessioni prescinderò dalla valutazione contingente dei vantaggi che possono discendere da un provvedimento legislativo e mi limiterò a considerazioni oggettive, giuridiche e procedurali. Perché niente mi può dare più vantaggi di quanti ne derivino dallo Stato di Diritto.
Sono passati soli pochi mesi da quando un investitore - Sawiris - ha acquistato dall'ENEL la quota di Wind. ENEL è società controllata dal Tesoro, cioè dallo Stato. La valutazione del prezzo di Wind ovviamente teneva conto dei ricavi nelle loro differenti voci e articolazioni, del quadro normativo in cui l'operatore agiva, della previsione economico-finanziaria di pareggio. Sulla base di tutte queste complesse valutazioni Sawiris paga un determinato prezzo.
Finalmente Wind vede per la prima volta il pareggio ma ecco che interviene il Governo che abolisce il costo di ricarica. Dalla lettura dei documenti elaborati dall'Autorità Garante si deduce che il costo di ricarica garantisce agli operatori di telefonia mobile lauti profitti; profitti che superano il 50% per TIM e Vodafone e vanno dal 25% a pochi punti percentuali per gli altri operatori.
Facile comprendere che abolire il costo di ricarica favorisce i grossi operatori che, avendo raggiunto una buona massa critica di utenti, diluiscono su tanti i costi del servizio conseguendo importanti guadagni mentre i piccoli sono ancora in sofferenza. Infatti, togliendo a Wind i profitti derivanti dai costi di ricarica ecco che l'agognato pareggio si trasforma in risultato negativo.
Prima considerazione: può Wind ricorrere all'autorità giudiziaria per ottenere una revisione del prezzo di acquisto e quindi ottenere dall'azionista che controlla ENEL la restituzione di parte del prezzo versato per acquisire Wind? Sì, può e avrebbe anche buone possibilità di successo.
Seconda considerazione: perché il ministro Bersani - ovvero il Governo - ha scavalcato le competenze che le leggi italiane e comunitarie assegnano all'Autorità Garante? In questo comportamento c'è una violazione del diritto e un abuso di potere? Sì, il diritto è stato violato; il Governo ha abusato del potere che gli è per Costituzione assegnato.
Terza considerazione: in base a quali esigenze di urgenza e necessità il Governo ha proceduto con lo strumento del decreto legge? Non esistono ragioni di urgenza e necessità. L'operato del Governo è fuori dall'ambito costituzionale e pertanto è illegale. Il Governo ha ancora una volta abusato del potere legislativo. In questo decreto - che pure contiene elementi positivi e anche urgenti - sono state inserite norme che urgenti non erano e tra l'altro di competenza di altra Autorità. Calcolo politico? Ricerca di facili consensi? Demagogia? Autoritarismo? Tutti dubbi leciti.
Quarta considerazione: gli Operatori di telefonia mobile hanno "adeguato" l'offerta commerciale alle nuove disposizioni. Perché ci si lamenta degli aumenti tariffari? E' il decreto che prevede l'adeguamento; il decreto Bersani non prevede che i piani tariffari rimangano validi cancellando il costo di ricarica. Il decreto Bersani prevede che l'offerta sia adeguata alla nuova normativa dichiarando nulla ogni clausola difforme. Il costo di ricarica era parte integrante e sostanziale del prezzo pattuito per contratto validamente concluso; l'abolizione di questa componente del contratto rende nullo il contratto stesso con conseguente necessità di stipulazione di nuovo contratto con nuova e adeguata modulazione delle tariffe e dei costi per i servizi previsti.
Fin qui le considerazioni che mi paiono oggettive e difficilmente contestabili. Ed ecco le mie opinabili conclusioni.
Bersani ha sbagliato perché ha utilizzato lo strumento del decreto legge su materia che riguarda la regolazione del mercato e dell'offerta commerciale. Cosa succederebbe se il decreto non fosse convertito in legge?
Ovviamente questo non succederà per ovvie ragioni di opportunità politica che nulla hanno a che vedere con la valutazione di merito del decreto. Ergo, anche l'autonomia del Parlamento è stata ancora una volta calpestata. Si verifica l'assurdità che se casualmente la maggioranza che sostiene il governo dovesse trovarsi in aula in minoranza con buona probabilità il centro-destra farebbe passare il decreto per non assumersi il peso di riconfermare un odiato balzello per pochi giorni abolito. E' corretto definire ciò calcolo demagogico?
In che modo l'abolizione del costo di ricarica favorisce la trasparenza e la concorrenza?
Supponiamo che tutti gli operatori si adeguino gioiosamente a questa norma riconfermando i piani tariffari precedentemente in vigore. Non cambierebbe nulla sul piano della concorrenza e della trasparenza dato il sostanziale allineamento nell'utilizzo del balzello. Dunque il provvedimento in se non produce alcuna trasparenza e concorrenza. Anzi. Considerata la posizione dominante di due operatori, TIM e Vodafone, c'è il rischio concreto che questi due big possano irrobustire la loro presenza sul mercato a spese degli altri operatori. Conseguenza: minore concorrenza.
Comprendo, sul piano imprenditoriale e commerciale, le ragioni che hanno indotto Wind a mollare subito il corpo a corpo con il Governo ma non nascondo che come cittadino mi sarebbe piaciuto assistere a una battaglia condotta sino alle conseguenze estreme.
Il mercato non cresce con provvedimenti legislativi di questo genere e la cafonaggine istituzionale mi sembra in buona salute. Calderoli ha tanti competitor.