Mercoledì 10 giugno 2026
Menu
📦 Questo forum è un archivio storico. Le discussioni non sono più attive dal 2022. Per assistenza vai su SOS Online.

Chi tira i fili?

Harakiri · · 62 interventi
Chi tira i fili?

La dietrologia accompagna la nostra storia; è una strategia utilizzata dal potere per imbrigliare l'opinione pubblica.
La teoria del complotto, il dibattito sul grande burattinaio ha sempre tenuto la scena.
Anche lo scandalo è sempre stato utilizzato dal potere per provocare il ruttino prima di mandare a nanna il popolo-bambino.
Non nego che esistano i poteri forti, ma discutere intorno a quali poteri forti si celino dietro un politico è improduttivo e fuorviante: una manovra per depistare, utilizzata ad arte da chi gestisce l'informazione (i poteri forti coagulati nella casta politico-economico-finanziaria). Insomma la domanda chi "tira i fili" è una curiosità di scarsa rilevanza.

Provo a spiegarmi analizzando, in modo sintetico e un po'da giullare, un caso rilevante della nostra storia recente.

Un giorno un tale disse "scendo in campo".
Le parole utilizzate per annunciare questa decisione sono già rivelatrici.
Aveva perso i suoi referenti politici e quindi decise in prima persona di scendere in campo.
La mossa suscitava molti fastidi agli altri giocatori: per la prima volta chi ha sempre manovrato dietro le quinte del potere politico assumeva il comando in prima persona, invece di affidarsi ai "professionisti".
Il gioco diveniva sfacciato, si rischiava di disvelare l'intreccio affaristico che governa da sempre la politica italiana.
Colui che era riuscito a creare un impero televisivo privato, laddove potenti imprenditori - Rusconi, Rizzoli, Agnelli - avevano fallito, invece di cambiare cavallo e cercarsi un nuovo referente politico osava "scendere in campo".
Sputtanamento generale.

Passo indietro.
All'alba degli anni settanta il PCI aveva voluto la prima riforma storica della Rai-TV: il controllo politico sulla Rai passava dall'esecutivo al parlamento. Il PCI entrava, insieme agli altri partiti dell'arco costituzionale, nella stanza dei bottoni della Rai.
Così si fa: non cambiare nulla e partecipare alla spartizione del bottino.
Il PCI cominciava a diventare affidabile per il sistema di potere.
La morale: se sei affidabile, prima o poi sarai ammesso alla mensa.
Attenzione, però, devi giocare nel rispetto delle regole: non devi far saltare il banco, non devi essere ingordo, devi dare spazio a chi è portatore di interessi simili così si allargherà la base del consenso complice.
Il sistema televisivo visse ingessato per tanto tempo.
Poi venne un tale, esperto nel rastrellamento di fondi per i partiti fratelli sparsi nel mondo governato da militari e fascisti, che portò nel sistema italiano una ventata di rinnovamento. Ruppe l'asfittica prospettiva del compromesso storico, inventò la politica dei due forni e introdusse il metodo scientifico e efficientista nel procurare finanziamenti (cioè organizzò meglio quel che da sempre tutti, con qualche rara eccezione, facevano: tangenti e finanziamenti illeciti).
In questo disegno di rinnovamento anche rompere l'ingessato sistema televisivo aveva un ruolo determinante; pensate che c'era un tale sardo (ancora oggi molto amato che veniva pure preso in braccio dai comici, ah questi comici, ma quanto potere hanno?) che si opponeva perfino all'introduzione della TV a colori.
Il rinnovatore e il brillante imprenditore di belle speranze incrociarono i loro destini e fu subito amore.
Nel vuoto normativo più totale inizia la creazione dell'impero televisivo privato e dopo battaglie giudiziarie infinite e sentenze della corte costituzionale, alla fine degli anni ottanta una nuova legge cristallizza, audite audite, il duopolio televisivo.
Il politico assume suo malgrado il ruolo di capro espiatorio e l'imprenditore rimane senza rete di protezione.
L'occasione era ghiotta per le insaziabili fauci dei politici superstiti a tangentopoli: avrebbero certamente trovato un accomodamento e un proficuo accordo per controllare, in modo democratico s'intende, anche la TV privata.
E invece, lui scende in campo.
Se l'imprenditore gioca in proprio, tutto il sistema di potere rischia di frantumarsi: perchè è un ingordo, perchè il gioco è troppo sfacciato. Non solo svanisce l'ipotesi di controllare anche la TV privata, ma con le sue corazzate può esautorare gli altri dai posti di potere. Bisogna correre ai ripari.

L'imprenditore ha ucciso Giulio Cesare.
Lui diviene il demone che incarna tutti i mali italiani.
Lo capiscono perfino in RAI: dagli schermi della TV di Stato (nessuno ha mai capito chi sia costui che chiamano Stato) parte una poderosa campagna per mettere in guardia il telespettatore dell'immenso rischio che corre la libertà d'informazione e quindi la democrazia. Situazione comica visto che un tale giornalista (in auge ancora nella nostra epoca) aveva parlato della DC come del suo azionista di riferimento; ma si trattava solo di parole pungenti, qualche neo a contorno di occhioni intelligenti.

Per farla breve, bisogna organizzare le forze per
a)contrastare l'imprenditore perché diversamente fa cappotto e non lascia neanche le briciole
b)rafforzare il controllo sul territorio spostando il potere dal centro alla periferia
c)lasciare inalterate tutte le leggi che hanno consentito all'imprenditore di conquistare il potere; quelle leggi garantiranno l'alternanza e prima o poi lui farà qualche passo falso (leggi ad personam) e allora sarà il turno di gioco degli altri.

Detto fatto, eccoci qua.

Scusate, è importante discutere se Berlusconi lavora in proprio o dietro c'è altro?

A me gli interessi che ci sono con lui e i suoi alleati-avversari bastano e avanzano.

Poi si sa, il potere si è sempre servito dei "poteri sporchi" (mafia, terrorismo.), ma è solo questione di tempo: questi servitori periodicamente riterranno di essere così forti da potersi emancipare e fare a meno del potere politico, oppure passano all'incasso. Diventano così potenti che possono dettar legge.
❤️
ADUC è libera grazie a chi la sostieneNessun finanziamento pubblico né pubblicità.
Sostienici