LA FUNZIONE DEI MEDIA
Quale la funzione dei media?
C'era una volta la carta stampata e fu coniata la definizione "quarto potere". I primi tre erano quelli tradizionali dell'ordinamento liberale: legislativo, esecutivo, giudiziario.
Poi è nata la radio e, in seguito, la televisione.
Potremmo anche aggiungere Internet; ma, ancora per il momento, questo strumento sfugge alla capacità di controllo e d'imbrigliare tutto che caratterizza il Potere. Quindi, tengo internet fuori dalla riflessione che invece rivolgo ai "media" tradizionali.
Sorvolo (dandola per nota) su quale sia la funzione teorica dei Media e mi soffermo sulla funzione svolta nella pratica quotidiana.
Anticipo anche la sentenza: i Media sono caratterizzati da servilismo verso il Palazzo del Potere e i loro occupanti, siano essi gli oligarchi al timone o gli ammutinati che vogliono scalzare i timonieri.
Perché una cosa deve essere chiara: in Italia non abbiamo mai avuto una dialettica maggioranza - opposizione ma solo un'unica squadra con una numerosa panchina i cui occupanti aspiravano a divenire titolari e, nell'ultimo quindicennio, due squadre antagoniste (ma non alternative) per la conquista dello scudetto.
I Media fiancheggiano i Potenti di ruolo e i panchinari, tradendo la propria mission.
Mettono la penna e il microfono al servizio del "protettore" di turno, assolvendo il compito loro assegnato dal Palazzo: propinare ogni giorno false notizie, concentrare l'attenzione su aspetti marginali per evitare che l'opinine pubblica possa soffermarsi sulla realtà effettiva.
Creare un'immagine della realtà in grado di divenire più reale del reale.
Affermare la cultura della messinscena: la vita meriterebbe di essere vissuta senza una buona messinscena?
L'elogio della messinscena: non è forse l'arte della messinscena che distigue l'uomo dalle bestie? Gli altri sono solo piccoli insignificanti dettagli.
Questo il ruolo "culturale" svolto dai media.
Lo scopo della messinscena è quello di concentrare l'attenzione del "popolo sovrano" sullo spettacolo della vita per distoglierla dalla vita. Fare in modo che tutti ogni giorno si occupino della rappresentazione della realtà e non della realtà.
In cambio, il Potere assicura ai "bravi" editori e giornalisti, lauti finanziamenti, prebende, agevolazioni, prestigio, carriere splendide. E assicura, tramite logiche corporative, il dominio sul mercato.
E' brutto generalizzare; quindi, preciso, esistono anche ottimi editori e ottimi giornalisti. L'andazzo generale è però mortificante.
Nonostante le ricche sovvenzioni alla stampa, i giornali sono letti da pochi (per fortuna).
La TV (spegnetela!) è la nuova lanterna magica che consente ai più di vedere il mondo o, per meglio dire, la versione addomesticata del mondo.
Sulla TV si sono impegnati i Politici per realizzare l'azzeramento delle facoltà intellettive degli italiani.
E ci sono quasi riusciti.
I più discutono di tutto senza avvertire l'esigenza di documentarsi, andare alle fonti, per formarsi un proprio libero convincimento.
Per pigrizia, impreparazione, inadeguatezza culturale (dovuta a un deficit formativo che ha nel nostro sistema scolastico il primo responsabile), semplice mancanza di tempo, la maggioranza tende a fare propria la visione del mondo e delle cose come proposta dalla parte politica che sente più affine.
Così, ciascuno fa proprie le interpretazione dei fatti ad arte confezionate dai politici e divulgate dai media.
Così tutto si riduce a un confronto tra tifoserie, e ogni tifoseria ha incredili attese dal truccato gioco elettorale.
Un esempio concreto.
Prevale da tempo una interpretazione dell'attuale situazione politica che accredita l'idea che lo sfacelo attuale sia la conseguenza del "porcellum", l'attuale legge elettorale.
Il porcellum sarebbe la causa dell'anomalia italiana: alla Camera la maggioranza c'è tuttora e al Senato no.
Uno dei compiti dei media, egregiamente svolto, consiste nell'indicare falsi nemici.
Sia ben chiaro: la nostra legge elettorale fa schifo, ma ha solo tradotto in realtà le pratiche oligarchiche della classe politica.
Se abbiamo il rischio di due maggioranze diverse tra Camera e Senato non è una responsabilità del "porcellum" ma della Costituzione e delle leggi elettorali che hanno sempre regolato il truccato gioco democratico.
Non è un caso che nel 1993 il referendum tradito, quello che avrebbe dovuto introdurre il maggioritario, riguardava proprio i meccanismi di elezione del Senato. Non era possibile estenderlo alla Camera perché, appunto, diverse erano le regole elettive delle due camere.
Come diverso, per Costituzione, è il corpus elettorale.
Diversi meccanismi elettorali, diverso elettorato, possono produrre maggioranze diverse tra le due camere parlamentari. Il tutto è poi complicato da un assurdo bicameralismo che imbriglia e rallenta ogni decisione.
E' la Costituzione che stabilisce i pilastri elettorali delle due Camere e, oltre ad aver sancito una differenza del corpo elettorale, prevede una assegnazione dei seggi su base circoscrizionale per la Camera e su base regionale per il Senato.
Come si può dunque attribuire la responsabilità al porcellum?
Nessuno può in coscienza e onestà affermare ciò.
Se i giornalisti, gli accademici, propinano questa lettura politica degli eventi ciò si deve solo alla loro necessità di portare acqua alla parte politica di cui sono vassalli. Oppure, sono semplicemente degli inetti.
Qualche dato per avere conferma di ciò.
La differenza tra corpo elettorale della camera e quello del senato è (nel 2006) di 4,7 milioni di teste in più alla camera rispetto al senato (nel 1976, prima volta del voto ai diciottenni, la differenza era di 5,5 milioni di elettori).
A questa differenza numerica, che porta con sé una differenza di orientamento politico, si aggiunga l'effetto combinato del sempre presente differente meccanismo dei resti e della base territoriale per l'assegnazione dei seggi (circoscrizioni e regioni).
Si consideri, per esempio, che la percentuale dei votanti per la camera è stata superiore rispetto al senato nel 2006 e nel 2001.
Nel 1996 la differenza di votanti tra camera e senato ha raggiunto la quota record di 0,70 punti percentuali; dato appesantito dal numero record di schede nulle al senato: 2,6 milioni al senato; 1,2 milioni alla camera per l'uninominale e quasi 3 milioni alla camera per il proporzionale.
Anche nel 1994 i votanti per la camera hanno superato in percentuale quelli del senato e le schede nulle per il proporzionale sono state quasi uguali a quelle del senato: 2,8 milioni.
Dobbiamo tornare alle elezioni svoltesi dal 1948 al 1983 per verificare una partecipazione al voto più alta o praticamente uguale tra senato e camera.
Questi semplici dati sul comportamento dei differenti corpi elettorali (senza ancora entrare nel merito delle scelte partitiche) sono in grado di determinare differenze numeriche apprezzabili tra le due camere. Tanto più in un sistema dove le coalizioni sono predeterminate.
Nel 1976, anno del tentativo di sorpasso, il PCI ha preso alla camera il 34,37% e al senato il 33,83%. Una differenza di 0,54% che in termini di voti significa 169mila voti in meno al senato rispetto alla camera, considerando i voti validi espressi al senato. Nel 1979, la differenza sempre per il PCI tra camera e senato è stato di 1,08 punti percentuali.
Nel 1983 avviene il contrario. Nel 1987 al senato prende il 28,33% contro il 26,58%. Una notevole differenza che segna il guadagno di consensi tra gli elettori da 25 anni in su. Tendenza che si conferma anche nel 1992 quando sia il PDS che Rifondazione prendono più voti al senato rispetto alla camera. Notevole la differenza per rifondazione: 5,61% alla camera 6,52% al senato.
Nel 1979 il Partito radicale prendeva alla camera il 3,45% e ben 18 seggi; al senato solo l'1,32% e 2 seggi (l'altra lista P.Rad.+N. sin. Unita prendeva l'1,17% e nessun seggio). Come si vede la logica dei resti e dei quorum modifica in modo determinante il risultato in termini di eletti, pur in presenza di modeste differenze; in termini di voti la differenza tra le due liste radicali era di appena 48mila voti e ciò bastò per non prendere alcun seggio con la seconda lista.
C'era nel 1979 una profonda differenza politica tra camera e senato?
Direi proprio di sì: la sola componente radicale passava da 18 a 2 eletti. Se avesse fatto parte di una coalizione di governo, questa differenza avrebbe potuto determinare geometrie diverse tra le camere? Ovviamente sì.
Altrettanto ovvio che nel passato i partiti andavano ciascuno per proprio conto e quindi potevano decidere di modulare le alleanze nel post voto, tenendo conto degli effettivi risultati conseguiti in ciascuna camera dai partiti candidati a sostenere il governo.
Potrei dilungarmi in tante altre analisi, ma penso che i dati forniti siano sufficienti a dimostrare la tesi di cui all'inizio e a motivare la sentenza.
Chi ha il compito di informare si limita a sostenere tesi di parte contribuendo in modo determinante a creare falsi nemici, fantocci da bersagliare per alimentare vane attese e garantire la perpetuazione di un sistema partitocratico, oligarchico e corporativo, che tutto ingoia.
Volete un altro esempio?
Provate a eliminare da un quotidiano o da un TG i commenti dei politici e i commenti dei commenti. Cosa rimane? Nulla.
Informare non significa tenere in mano il microfono o il registratore davanti al cretino di turno che vomita bestialità.
Informare significa fare analisi, approfondimenti, inchieste. Dare conto dell'attività politica e amministrativa. Spiegare i provvedimenti legislativi in relazione ai problemi che hanno la pretesa di affrontare. Se non c'è un'analisi del problema come faccio a comprendere se il provvedimento legislativo è adeguato, efficace?
Tutto invece si risolve nel pubblicare comunicati stampa e declamazioni di parte.
Per tutto ciò basta una banalissima agenzia stampa.
C'era una volta la carta stampata e fu coniata la definizione "quarto potere". I primi tre erano quelli tradizionali dell'ordinamento liberale: legislativo, esecutivo, giudiziario.
Poi è nata la radio e, in seguito, la televisione.
Potremmo anche aggiungere Internet; ma, ancora per il momento, questo strumento sfugge alla capacità di controllo e d'imbrigliare tutto che caratterizza il Potere. Quindi, tengo internet fuori dalla riflessione che invece rivolgo ai "media" tradizionali.
Sorvolo (dandola per nota) su quale sia la funzione teorica dei Media e mi soffermo sulla funzione svolta nella pratica quotidiana.
Anticipo anche la sentenza: i Media sono caratterizzati da servilismo verso il Palazzo del Potere e i loro occupanti, siano essi gli oligarchi al timone o gli ammutinati che vogliono scalzare i timonieri.
Perché una cosa deve essere chiara: in Italia non abbiamo mai avuto una dialettica maggioranza - opposizione ma solo un'unica squadra con una numerosa panchina i cui occupanti aspiravano a divenire titolari e, nell'ultimo quindicennio, due squadre antagoniste (ma non alternative) per la conquista dello scudetto.
I Media fiancheggiano i Potenti di ruolo e i panchinari, tradendo la propria mission.
Mettono la penna e il microfono al servizio del "protettore" di turno, assolvendo il compito loro assegnato dal Palazzo: propinare ogni giorno false notizie, concentrare l'attenzione su aspetti marginali per evitare che l'opinine pubblica possa soffermarsi sulla realtà effettiva.
Creare un'immagine della realtà in grado di divenire più reale del reale.
Affermare la cultura della messinscena: la vita meriterebbe di essere vissuta senza una buona messinscena?
L'elogio della messinscena: non è forse l'arte della messinscena che distigue l'uomo dalle bestie? Gli altri sono solo piccoli insignificanti dettagli.
Questo il ruolo "culturale" svolto dai media.
Lo scopo della messinscena è quello di concentrare l'attenzione del "popolo sovrano" sullo spettacolo della vita per distoglierla dalla vita. Fare in modo che tutti ogni giorno si occupino della rappresentazione della realtà e non della realtà.
In cambio, il Potere assicura ai "bravi" editori e giornalisti, lauti finanziamenti, prebende, agevolazioni, prestigio, carriere splendide. E assicura, tramite logiche corporative, il dominio sul mercato.
E' brutto generalizzare; quindi, preciso, esistono anche ottimi editori e ottimi giornalisti. L'andazzo generale è però mortificante.
Nonostante le ricche sovvenzioni alla stampa, i giornali sono letti da pochi (per fortuna).
La TV (spegnetela!) è la nuova lanterna magica che consente ai più di vedere il mondo o, per meglio dire, la versione addomesticata del mondo.
Sulla TV si sono impegnati i Politici per realizzare l'azzeramento delle facoltà intellettive degli italiani.
E ci sono quasi riusciti.
I più discutono di tutto senza avvertire l'esigenza di documentarsi, andare alle fonti, per formarsi un proprio libero convincimento.
Per pigrizia, impreparazione, inadeguatezza culturale (dovuta a un deficit formativo che ha nel nostro sistema scolastico il primo responsabile), semplice mancanza di tempo, la maggioranza tende a fare propria la visione del mondo e delle cose come proposta dalla parte politica che sente più affine.
Così, ciascuno fa proprie le interpretazione dei fatti ad arte confezionate dai politici e divulgate dai media.
Così tutto si riduce a un confronto tra tifoserie, e ogni tifoseria ha incredili attese dal truccato gioco elettorale.
Un esempio concreto.
Prevale da tempo una interpretazione dell'attuale situazione politica che accredita l'idea che lo sfacelo attuale sia la conseguenza del "porcellum", l'attuale legge elettorale.
Il porcellum sarebbe la causa dell'anomalia italiana: alla Camera la maggioranza c'è tuttora e al Senato no.
Uno dei compiti dei media, egregiamente svolto, consiste nell'indicare falsi nemici.
Sia ben chiaro: la nostra legge elettorale fa schifo, ma ha solo tradotto in realtà le pratiche oligarchiche della classe politica.
Se abbiamo il rischio di due maggioranze diverse tra Camera e Senato non è una responsabilità del "porcellum" ma della Costituzione e delle leggi elettorali che hanno sempre regolato il truccato gioco democratico.
Non è un caso che nel 1993 il referendum tradito, quello che avrebbe dovuto introdurre il maggioritario, riguardava proprio i meccanismi di elezione del Senato. Non era possibile estenderlo alla Camera perché, appunto, diverse erano le regole elettive delle due camere.
Come diverso, per Costituzione, è il corpus elettorale.
Diversi meccanismi elettorali, diverso elettorato, possono produrre maggioranze diverse tra le due camere parlamentari. Il tutto è poi complicato da un assurdo bicameralismo che imbriglia e rallenta ogni decisione.
E' la Costituzione che stabilisce i pilastri elettorali delle due Camere e, oltre ad aver sancito una differenza del corpo elettorale, prevede una assegnazione dei seggi su base circoscrizionale per la Camera e su base regionale per il Senato.
Come si può dunque attribuire la responsabilità al porcellum?
Nessuno può in coscienza e onestà affermare ciò.
Se i giornalisti, gli accademici, propinano questa lettura politica degli eventi ciò si deve solo alla loro necessità di portare acqua alla parte politica di cui sono vassalli. Oppure, sono semplicemente degli inetti.
Qualche dato per avere conferma di ciò.
La differenza tra corpo elettorale della camera e quello del senato è (nel 2006) di 4,7 milioni di teste in più alla camera rispetto al senato (nel 1976, prima volta del voto ai diciottenni, la differenza era di 5,5 milioni di elettori).
A questa differenza numerica, che porta con sé una differenza di orientamento politico, si aggiunga l'effetto combinato del sempre presente differente meccanismo dei resti e della base territoriale per l'assegnazione dei seggi (circoscrizioni e regioni).
Si consideri, per esempio, che la percentuale dei votanti per la camera è stata superiore rispetto al senato nel 2006 e nel 2001.
Nel 1996 la differenza di votanti tra camera e senato ha raggiunto la quota record di 0,70 punti percentuali; dato appesantito dal numero record di schede nulle al senato: 2,6 milioni al senato; 1,2 milioni alla camera per l'uninominale e quasi 3 milioni alla camera per il proporzionale.
Anche nel 1994 i votanti per la camera hanno superato in percentuale quelli del senato e le schede nulle per il proporzionale sono state quasi uguali a quelle del senato: 2,8 milioni.
Dobbiamo tornare alle elezioni svoltesi dal 1948 al 1983 per verificare una partecipazione al voto più alta o praticamente uguale tra senato e camera.
Questi semplici dati sul comportamento dei differenti corpi elettorali (senza ancora entrare nel merito delle scelte partitiche) sono in grado di determinare differenze numeriche apprezzabili tra le due camere. Tanto più in un sistema dove le coalizioni sono predeterminate.
Nel 1976, anno del tentativo di sorpasso, il PCI ha preso alla camera il 34,37% e al senato il 33,83%. Una differenza di 0,54% che in termini di voti significa 169mila voti in meno al senato rispetto alla camera, considerando i voti validi espressi al senato. Nel 1979, la differenza sempre per il PCI tra camera e senato è stato di 1,08 punti percentuali.
Nel 1983 avviene il contrario. Nel 1987 al senato prende il 28,33% contro il 26,58%. Una notevole differenza che segna il guadagno di consensi tra gli elettori da 25 anni in su. Tendenza che si conferma anche nel 1992 quando sia il PDS che Rifondazione prendono più voti al senato rispetto alla camera. Notevole la differenza per rifondazione: 5,61% alla camera 6,52% al senato.
Nel 1979 il Partito radicale prendeva alla camera il 3,45% e ben 18 seggi; al senato solo l'1,32% e 2 seggi (l'altra lista P.Rad.+N. sin. Unita prendeva l'1,17% e nessun seggio). Come si vede la logica dei resti e dei quorum modifica in modo determinante il risultato in termini di eletti, pur in presenza di modeste differenze; in termini di voti la differenza tra le due liste radicali era di appena 48mila voti e ciò bastò per non prendere alcun seggio con la seconda lista.
C'era nel 1979 una profonda differenza politica tra camera e senato?
Direi proprio di sì: la sola componente radicale passava da 18 a 2 eletti. Se avesse fatto parte di una coalizione di governo, questa differenza avrebbe potuto determinare geometrie diverse tra le camere? Ovviamente sì.
Altrettanto ovvio che nel passato i partiti andavano ciascuno per proprio conto e quindi potevano decidere di modulare le alleanze nel post voto, tenendo conto degli effettivi risultati conseguiti in ciascuna camera dai partiti candidati a sostenere il governo.
Potrei dilungarmi in tante altre analisi, ma penso che i dati forniti siano sufficienti a dimostrare la tesi di cui all'inizio e a motivare la sentenza.
Chi ha il compito di informare si limita a sostenere tesi di parte contribuendo in modo determinante a creare falsi nemici, fantocci da bersagliare per alimentare vane attese e garantire la perpetuazione di un sistema partitocratico, oligarchico e corporativo, che tutto ingoia.
Volete un altro esempio?
Provate a eliminare da un quotidiano o da un TG i commenti dei politici e i commenti dei commenti. Cosa rimane? Nulla.
Informare non significa tenere in mano il microfono o il registratore davanti al cretino di turno che vomita bestialità.
Informare significa fare analisi, approfondimenti, inchieste. Dare conto dell'attività politica e amministrativa. Spiegare i provvedimenti legislativi in relazione ai problemi che hanno la pretesa di affrontare. Se non c'è un'analisi del problema come faccio a comprendere se il provvedimento legislativo è adeguato, efficace?
Tutto invece si risolve nel pubblicare comunicati stampa e declamazioni di parte.
Per tutto ciò basta una banalissima agenzia stampa.