Giovedì 11 giugno 2026
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Cronista · · 46 interventi

Il giornalista Paolo Guzzanti

Certi lettori continuano a rimproverarmi un certo eccesso verbale anti-ebraico, che sconfina (Geovah non voglia) nel cosiddetto antisemitismo.
A costoro offro il refrigerio di una prosa sobria e oggettiva, finalmente: quella di Paolo Guzzanti, più noto come padre di due comici e meno come giornalista, benché percepisca uno stipendio semi-miliardario come vice-direttore a Il Giornale di Berlusconi.
Il lettore che mi segnala questo capolavoro di giornalismo d'opinione, avverte che esso è stato pubblicato prima del massacro di bambini a Qana, nel Libano del sud.

Ecco Paolo Guzzanti, giornalista de "Il Giornale", di Berlusconi:

«Voglio urlare ad Israele: vai e colpisci, ovunque essi siano, vai e fai quello che un occidente mentitore e senza spina dorsale non ha il coraggio di fare.
Io voglio gridare, voglio esaltare la guerra di Israele.
Voglio che Israele con mano chirurgica e ferma colpisca e cauterizzi, che con mano pietosa distrugga col fuoco.
I piloti devono avere occhi di chi non può consentirsi emozioni, le mani ferme sulle leve e i joy stick nei carri roventi che macinano la terra e la sabbia, mani che stringono armi e vuotano caricatori, menti gelide nel deserto rovente.
Va e colpisci anche per i francesi che esaltano i loro zizù zazà zulù zozò, le loro cornate da capre mentre Parigi si appresta a bruciare di nuovo, e per quella gente di formaggio e paura che abita l'Olanda fertile di musulmani e la Svezia musulmana e la Danimarca musulmana e i loro maledetti covi e riti, via spazzateli tutti, purgateli, eliminateli, colpisci anche per loro, per noi, Israele.
Oh Israele, se solo potessi marciare nella tua guerra, se potessi vegliare nei tuoi campi in attesa, se potessi fare l'autostop per raggiungere la mia unità, se potessi lasciare il mio kibbutz o villaggio o città biblica con i capelli sotto il berretto, il fucile in spalla, l'abito da guerra di Israele e la sua bandiera.
Oh Israele se soltanto potessi non essere solidale ma esserci, non scrivere ma combattere, come vorrei, Israele, essere alla guida di un carro con due materassi legati fuori, insieme a giovani con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e parlare con loro di cinema, e sparare, e di poesia, e sparare, e di musica, e correre, e far tuonare il corto cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello dai nostri jet.
Oh Israele!».


Infine due parole già dette sul mio «antisemitismo», e spero di non dovermi più ripetere.
Chiunque si opponga all'«Occidente» oggi viene chiamato antisemita, e per ciò discriminato e - appena i tempi saranno maturi - votato al carcere o al patibolo.
Io ho deciso di sfidare questo tabù, per un semplice motivo: altrimenti, non è possibile denunciare i crimini che avvengono oggi, raccontare le atrocità del Quarto Reich attualmente trionfante. Se per rivelare la verità occorre subire questa etichetta, penso che la verità valga questo prezzo.
Spero di non dovermi più ripetere.

Maurizio Blondet

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Vale appena ricordare che "liberali" come Guzzanti, Farina, Feltri, Montanelli, e tanti altri degni compari, ai loro tempi inneggiavano alle sante armi nazifasciste che ci liberavano dall''infame giudeo.. Come cambia il mondo!

cronista
❤️
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